Microstorie

Mobili con una seconda possibilità

Mentre gli appartamenti prendevano la loro forma definitiva ci ripetevamo la stessa domanda: ci piacerebbe costruire mobili, tavoli, sedie, divani e letti tutti di legno, ma non ci va di abbattere nemmeno un albero, vogliamo forse l’impossibile?

Poi, un giorno, Enrico è tornato a casa con il sorriso delle grandi occasioni. Io mi sono detta: o è un anello di brillanti o è una sorpresa per la casa. Conoscendo Enrico, il dubbio è durato un battito di ciglia: nessun anello.

La sorpresa era un magazzino pieno fino al soffitto di mobili recuperati da una grande azienda del luogo che aveva chiuso.

Quando ho aperto la porta e ho visto i mobili con sopra i tavoli e poi le sedie mi sono detta che eravamo completamente matti. Da legare. Poi Enrico, che come al solito vede lungo, mi ha fatto l’occhiolino.

Alcuni mobili degli appartamenti in restauro

 

Abbiamo tagliato e modificato i mobili in modo che si adattassero alle stanze e fossero spaziosi; ridimensionato i tavoli e ridato spessore alle sedute delle sedie; ridipinto tutto e accostato stoffe e colori; con le parti scartate inventato specchiere, rinforzato divani, risistemato i letti.

Ecco perché ogni appartamento ha gli stessi mobili, anche se cambiano i colori e le stoffe. Sì, ha ragione Enrico, ciò che è estremamente funzionale ha una sua bellezza intrinseca: quella che proviene dal rispetto per ciò che c’è stato e per come si è trasformato.

E poi? E poi abbiamo costruito lampade che non troverai mai da nessuna parte.

Lampade con un passato bollente

Le lampade dei nostri appartamenti sono pezzi unici! Lo stelo è fatto con canne di bambù coltivato nell’azienda agricola di famiglia, le basi sono state ricavate dai tagli inutilizzati della partita dei mobili con una seconda possibilità e i paralumi?

I paralumi hanno un passato talmente romantico che potresti non crederci: venivano usati nell’antica porcilaia per scaldare i maialini appena nati che si radunavano tutti sotto le fonti di calore e potevano dormire e mangiare al caldo.

Lampada

Adesso, colorati ciascuno del colore ufficiale dell’appartamento, chi può smettere di guardarli?

Storia di mattoni

Nelle magnifiche case di mattoni rossi che affiancano i nostri appartamenti risiedono dei personaggi speciali. I ricordi. Pensa che qui, nella corte del monastero di Santo Spirito a Tavanara di Sanguinetto, almeno dal 1241 risiedevano i frati canonici. La regola prevedeva lavoro manuale, povertà e spiritualità. Monaci e conversi coltivavano soprattutto frumento, ma anche miglio e segale.

Gli edifici di Borgogelsi

Ma non è solo per la storia, che amiamo queste case rosse. Per mio marito Enrico sono luoghi speciali: nella chiesetta di famiglia dedicata a San Bartolomeo, proprio a due passi da Borgogelsi, sua madre si sposò negli anni ‘50. Se vuoi ti ci porto, è una breve e dolcissima passeggiata.

Il nome delle case rosse l’ho trovato io e non mi importa se qualcuno arriccia il naso. Sono: La corte vecchia, La casa della campana, La casa dei tre archi e La casa dei quattro archi. Le abbiamo tutte consolidate, abbiamo rifatto i tetti e le solette recuperando le travi ancora buone, montato le imposte di legno vecchio alle finestre e ai portoni.

La corte vecchia l’abbiamo anche restaurata ed è diventata un’ampia stanza illuminata dalla luce del sole: là, dove c’era il fieno, adesso c’è una grande (ma proprio grande) scala di legno recuperata nei vecchi essiccatoi di tabacco della famiglia di Enrico. In questa ex stalla organizzeremo feste, seminari, incontri e tutto quanto abbia bisogno di spazio, silenzio e raccoglimento.

Aspetta, mettiti qui, dove sono io adesso: cosa vedi dal portone aperto? Ecco, lì adesso c’è un ampio cortile, una sdraio all’ombra per il relax e l’orto biologico.

La scala, stavo parlando della scala: serve per collegare questa grande stanza a due appartamenti con ampie finestre ad arco ribassato: anche qui, accogliamo i nostri ospiti.

Se sei romantico come me, dai un’occhiata a queste due bellissime fotografie: la prima ritrae la passeggiata in campagna dei nonni di Enrico da giovani, proprio sulla via Tavanara che va verso Sanguinetto (dove stiamo noi). Sullo sfondo si vedono il castello di Sanguinetto e la chiesa. Nella seconda c’è la nonna di Enrico – quella con l’ombrellino – insieme alla cugina e dietro si intravede il castello.

E poi basta, perché devi vederle con i tuoi occhi queste case rosse: credimi, ne vale la pena.

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